Mal di schiena e cattive posture
Venerdì 02 Novembre 2007 15:15
Nella maggioranza dei casi i disturbi a carico del rachide nascono da un cattivo uso della colonna vertebrale.
Si dice allora che i dolori hanno un'origine posturale intendendo per postura il modo di porre il proprio corpo nello spazio.
Una postura scorretta, soprattutto se sostenuta a lungo, determina un aumento di pressione sulla colonna vertebrale e un conseguente pericolo di danni a carico delle strutture rachidee.
La colonna vertebrale esplica una importantissima funzione di sostegno del corpo umano ed è anche la parte del corpo dotata di maggiore mobilità.
Essa infatti ha il compito di sorreggere la testa e svolge una funzione di sostegno e di collegamento degli arti superiori ed inferiori tramite i cingoli scapolari e pelvico.
D'altro canto la colonna è dotata di articolazioni e strutture muscolari che gli permettono di soddisfare le continue richieste di mobilità in tutte le direzioni.
Per evitare che sopraggiungano affezioni è neccessario che queste due importanti e contraddittorie funzioni convivano in modo equilibrato.
Il rachide condiziona la posizione delle altre parti del corpo ma a sua volta è condizionato da esse.
Una posizione scorretta della testa influenza la curvatura cervicale.
Un atteggiamento viziato del bacino determina degli aggiustamenti sul tratto lombare.
Se il braccio non si muove liberamente, la zona dorsale è costretta a compensare in modo non fisiologico piegandosi di lato.
Ma anche la colonna, come è stato accennato, è in grado di influenzare il movimento e l'atteggiamento delle altre parti del corpo.
Uno scorretto allineamento del rachide comporta uno schiacciamento della gabbia toracica e degli organi interni con evidenti condizionamenti sul loro funzionamento.
La colonna presenta delle curve che conferiscono alla spina dorsale una resistenza maggiore rispetto ad una colonna rettilinea e rigida.
Le curve permettono di assorbire le sollecitazioni subite durante i movimenti quotidiani.
Quando però le ampiezze delle curve fisiologiche aumentano eccessivamente, oppure si annullano, i dischi intervertebrali vengono sollecitati a sopportare carichi la cui entità può provocare la degenerazione dei tessuti che li compongono.
Per salvaguardare la salute della schiena è fondamentale conservare, durante le attività quotidiane, le ampienze delle curve rachidee nella norma e praticare, tramite cambiamenti di postura, una costante variazione di carico.
Queste due condizioni purtroppo si scontrano con le abitudini consolidate dalle moderne attività lavorative, dai lunghi spostamenti in auto, dalle ore trascorse davanti alla televisione, tutte situazioni che costringono le persone a rimanere immobili nella posizione seduta o in quella eretta per un numero elevato di ore.
A questo proposito è neccessario affermare che le posture fisse sono considerate dagli studiosi del settore come fattori a rischio per l'insorgenza di patologie al rachide.
Il meccanismo pressorio che permette l'assunzione di sostanze nutritive da parte dei dischi intervertebrali neccessita per il suo funzionamento di periodi di carico alternati a periodi di scarico.
Quando si assumono per molto tempo posture fisse, tale meccanismo viene compromesso e il naturale metabolismo del disco viene alterato.
Di conseguenza le fondamentali funzioni di ammortizzazione vengono meno con il rischio dell' instaurarsi di un processo degenarativo dalle conseguenze particolarmente dannose.
Infatti, con il perdurare delle condizioni sopracitate, le sollecitazioni si accentuano sui bordi dei corpi vertebrali, i quali reagiscono con la formazione di becchi ossei, fenomeni caratteristici della spondiloartrosi.
Anche le cartillagini delle superfici articolari delle vertebre, operando in questi condizioni, vanno incontro a degenerazione: siamo in presenza della caratteristica artrosi.
L'usura del disco incide sulle capacità del tessuto fibroso di trattenere il nucleo polposo fino a formare un rigonfiamento posteriore (protusione discale) che può comprimere il midollo spinale e le radici nervose.
se non si prendono opportuni provvedimenti la degenerazione del disco prosegue fino alla fuoriuscita del nucleo polposo attraverso le fibre cartilaginee del disco (ernia discale).
Sollevamenti di pesi eseguiti in modo scorretto uniti ad una situazione degenerativa in corso possono rappresentare la classica << goccia che fa traboccare il vaso >> e determinare l'ernia discale.
Come il poco movimento può far male, anche l'eccessiva attività fisica è in grado di generare disturbi a carico del rachide, specialmente se unita all'utilizzo di pesi considerevoli.
Alcuni studi in medicina del lavoro hanno rilevato che alcune professioni, quelle che implicano sollevamenti e trasporti dei pesi, possono incidere notevolmente sulla salute della schiena.
La moderna scienza ergonomica interviene proprio per regolare le attività in modo da ridurre gli sforzi sulla spina dorsale.
L'utilizzo di attrezzature studiate per eliminare o ridurre al minimo i carichi e lo sviluppo di una efficace educazione posturale sono sicuramente le azioni neccessarie per esercitare una efficace attività preventiva.


